martedì 5 febbraio 2013

Il licenziamento del dirigente con affidamento delle sue mansioni ad altro collega


Un lavoratore dirigente addetto alle vendite viene licenziato per ragioni di ristrutturazione aziendale.

Le sue mansioni, tuttavia, anziché essere soppresse, vengono affidate dal datore di lavoro ad altri lavoratori.

Il lavoratore, a questo punto, ritenendo il proprio licenziamento ingiustificato, decide di impugnare lo stesso e di portare la questione in giudizio.

In primo grado, però, il Tribunale dà ragione all’azienda.

Il lavoratore propone allora appello avverso la decisione di primo grado, ma anche il giudice di secondo grado (la Corte d’Appello di Milano), rigetta la domanda del lavoratore.

La decisione è impugnata nuovamente dal lavoratore con il ricorso per cassazione.

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 26 novembre 2012, n.20856, dà ancora una volta ragione al datore di lavoro.

La posizione del lavoratore.

Il lavoratore contesta il fatto che le mansioni a lui precedentemente assegnate non sono state soppresse del tutto dall’azienda, ma, al contrario, sono state affidate ad altri lavoratori.

Inoltre, dopo il suo licenziamento, l’azienda ha provveduto ad assumere nuovo personale.

Alla luce di questo, il dipendente considera ingiustificato il proprio licenziamento.

La difesa dell’azienda.

Il datore di lavoro eccepisce che la posizione del lavoratore dirigente licenziato (direttore commerciale) è stata comunque soppressa definitivamente all’interno dell’azienda, a seguito di un generale snellimento della struttura organizzativa, finalizzato a ridurre i costi.

Inoltre, i dipendenti assunti dopo il licenziamento del dirigente, hanno una qualifica impiegatizia, come tale non comparabile con il ruolo dirigenziale.

Per tale motivo, il licenziamento non può ritenersi caratterizzato da intento discriminatorio o da motivo illecito ed i fatti sono idonei ad escludere l’arbitrarietà e la pretestuosità del recesso.

Cosa emerge dal giudizio.

Dall’istruttoria in giudizio, effettivamente viene fuori che le mansioni di vendita dell’ex dipendente sono state attribuite, per la parte operativa, ad altri collaboratori del lavoratore e, per la parte della gestione del personale, al direttore marketing e commerciale e all’amministratore delegato della società.

La motivazione.

Secondo la Corte, per stabilire se sia giustificato il licenziamento di un dirigente intimato per ragioni di ristrutturazione aziendale, non rileva la circostanza che le mansioni da questi svolte in precedenza siano affidate ad altro dirigente in aggiunta a quelle sue proprie, in quanto quello che conta è che presso l’azienda non esista più una posizione lavorativa esattamente sovrapponibile a quella del lavoratore licenziato, dovendo altresì considerarsi che, poiché il licenziamento del dirigente non richiede necessariamente un giustificato motivo oggettivo, esso è consentito in tutti i casi in cui sia stato adottato in funzione di una ristrutturazione aziendale dettata da scelte imprenditoriali non arbitrarie, non pretestuose e non persecutorie.

Il licenziamento, pertanto, è legittimo.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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