venerdì 22 febbraio 2013

Il fatto contestato con ritardo vanifica il licenziamento intimato dal datore di lavoro

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La vicenda.

Un dipendente, ritenendosi demansionato dalla propria azienda datrice di lavoro, inizia ad autoridursi drasticamente le ore di servizio.

La vicenda va avanti per ben due mesi.

L’azienda decide di aprire un procedimento disciplinare, contestando al lavoratore di non aver rispettato l’orario di lavoro.

Il procedimento si conclude con un provvedimento di licenziamento per giusta causa.

Ricorre avverso tale sanzione il dipendente, sostenendo la tardività della contestazione disciplinare rispetto al verificarsi dei fatti addebitati.

In primo grado il Tribunale di Roma dà parzialmente ragione al lavoratore, riconoscendogli soltanto il danno e provvedendo a liquidargli un indennizzo.

In secondo grado, invece, la Corte d’Appello di Roma, oltre a confermare l’indennizzo, dispone altresì la reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro.

Secondo i giudici di appello, il notevole tempo trascorso dal verificarsi dei fatti addebitati fino alla contestazione è in contrasto con la regola della buona fede e della correttezza nell’attuazione del rapporto di lavoro; in tutti i casi in cui il datore di lavoro lascia trascorrere molto tempo prima di contestare l’addebito disciplinare, deve presumersi che il comportamento del lavoratore sia tollerato dall’azienda, e dunque non può procedersi con il licenziamento.

Avverso tale decisione l’azienda propone ricorso per cassazione.

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 24 gennaio 2013, n.1693, dà definitivamente ragione al dipendente.

La motivazione.

La Cassazione è sostanzialmente d’accordo con il ragionamento operato dalla Corte d’Appello di Roma.

Il tempo trascorso tra l’intimazione del licenziamento disciplinare e l’accertamento del fatto contestato al lavoratore, può indicare l’assenza della giusta causa di licenziamento, in quanto il ritardo nella contestazione può essere sintomo di una mancanza di interesse all’esercizio del potere di licenziare.

Sotto un secondo profilo, la tempestività della contestazione permette al lavoratore un più preciso ricordo dei fatti e gli consente di predisporre una più efficace difesa in relazione agli addebiti contestati, con la conseguenza che la mancanza di una tempestiva contestazione può tradursi in una violazione delle garanzie del procedimento fissate dall’art.7 dello Statuto dei Lavoratori (legge n.300/1970).

Il principio che ne deriva è che nel licenziamento disciplinare per giusta causa, le infrazioni disciplinari vanno contestate dal datore di lavoro nell’immediatezza della loro commissione.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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