domenica 17 febbraio 2013

Dimissioni per giusta causa e risarcimento del danno per molestie sessuali


Secondo la lavoratrice, il presidente della società cooperativa datrice di lavoro, l’avrebbe costretta a subire un impetuoso contatto fisico ed avrebbe tentato di baciarla, senza però riuscirci solo per il suo rifiuto e tempestivo ritirarsi.

A seguito dell’accaduto, la dipendente sostiene di aver subito una grave crisi di ansia, di essere stata costretta a richiedere cure mediche e di aver dovuto rassegnare le proprie dimissioni per giusta causa, non potendo più tornare sul luogo di lavoro in condizioni di serenità.

Per tale ragione, chiede all’azienda il pagamento delle somme derivanti dalla giusta causa di dimissioni ed il risarcimento del danno conseguente alla molestia sessuale patita.

Si oppone in giudizio l’azienda, il cui presidente nega le circostanze asserite dalla lavoratrice e dunque la sussistenza della giusta causa di dimissioni, sostenendo la tesi del contatto fortuito.

In primo grado la richiesta di risarcimento non viene accolta.

In secondo grado, la Corte d’Appello di Roma conferma la decisione di primo grado, ritenendo incontestato il contatto fisico, ma non provata la volontà del datore di porre in essere una vera e propria molestia sessuale.

I testimoni chiamati in giudizio, infatti, non essendo stati presenti all’accaduto, non sono in grado di riferire nulla.

Nel successivo grado di giudizio, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 15 gennaio 2013, n.822, dà definitivamente ragione all’azienda e condanna la dipendente al pagamento delle spese legali.

Secondo la Cassazione, infatti, nessun risarcimento spetta alla dipendente che accusa il capo di molestie sessuali, se non prova la volontarietà del contatto. 

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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