martedì 29 gennaio 2013

Il licenziamento per attività fisica svolta durante lo stato di malattia


Un lavoratore, durante lo stato di malattia, si occupa della coltivazione di un fondo.

Al termine della malattia, il dipendente rientra tempestivamente al lavoro.

Dopo qualche tempo però, il lavoratore contrae un’intossicazione farmacologica e rientra in malattia.

A questo punto l’azienda apre un procedimento disciplinare a carico del dipendente, contestandogli di essere venuto meno ai doveri di correttezza e buona fede, per aver svolto, con buona assiduità, attività di rilevante impegno fisico nel periodo di precedente assenza dal lavoro per malattia.

Per tale motivo decide di licenziarlo.

Il lavoratore impugna il provvedimento dinanzi al Giudice del Lavoro.

In primo grado il Tribunale di Arezzo respinge le pretese del dipendente che aveva chiesto l’annullamento del licenziamento intimatogli.

In secondo grado, invece, la Corte d’Appello di Firenze ribalta la sentenza di primo grado, accogliendo l’impugnazione del lavoratore ed ordinando la reintegrazione dello stesso nel posto di lavoro, con condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno ed alle spese del doppio grado di giudizio.

Secondo la Corte, la condotta posta in essere dal dipendente non rappresenta un grave inadempimento atto a giustificare il licenziamento.

Gli stessi accertamenti effettuati dal datore di lavoro, infatti, portano ad escludere che l’attività posta in essere abbia potuto mettere in concreto pericolo l’equilibrio fisico del lavoratore e, quindi, la sua capacità di adempiere correttamente alla prestazione lavorativa.

Avverso la decisione di secondo grado, l’azienda propone ricorso per cassazione.

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 6 dicembre 2012, n.21938, dà definitivamente ragione al lavoratore.

La motivazione.

La Corte di Cassazione sposa le tesi della Corte d’Appello.

Anche secondo la Corte di Cassazione, la prova dello svolgimento di attività fisica durante la malattia non legittima il licenziamento del dipendente, se le attività svolte non sono tali da poter concretamente mettere in pericolo l’equilibrio fisico del lavoratore e dunque la sua capacità di adempiere correttamente alla prestazione.

Nel giudizio è stato appurato che il dipendente è rientrato tempestivamente al lavoro dopo il periodo di malattia e che soltanto successivamente si è verificata a suo carico una intossicazione farmacologica, per cui è da escludere qualsiasi collegamento con il comportamento tenuto dal lavoratore durante la malattia precedente.

Il licenziamento è dunque illegittimo.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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