mercoledì 5 dicembre 2012

Licenziamento del dipendente che durante la malattia lavora in discoteca


Un lavoratore, durante lo stato di malattia, viene sorpreso a lavorare in discoteca come addetto alla sicurezza.

L’azienda datrice di lavoro apre un procedimento disciplinare, al termine del quale decide di licenziare il dipendente per giusta causa.

A questo punto il lavoratore impugna il licenziamento disciplinare dinanzi al Tribunale di Trento.

In primo grado il dipendente risulta vincitore.

In secondo grado, invece, la Corte d’Appello di Trento, ritenendo che l’addebito disciplinare è stato contestato tempestivamente al lavoratore e che la sanzione applicata è proporzionata alla condotta tenuta, dichiara che il licenziamento è legittimo.

Avverso tale decisione il dipendente ricorre in Cassazione.

Sostiene che: 1) l’attività svolta presso la discoteca è stata limitata ad un solo giorno lavorativo; 2) nessun danno è derivato all’azienda; 3) l’azienda non ha provato l’insostituibilità del lavoratore nell’espletamento delle mansioni a lui affidate; 4) la sanzione applicata è sproporzionata, anche in considerazione della mancanza di precedenti disciplinari.

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 26 settembre 2012, n.16375, dà ragione all’azienda.

La motivazione.

Secondo la Corte di Cassazione, in linea di massima il dipendente, anche durante lo stato di malattia, può prestare attività lavorativa in favore di terzi.

Questo comportamento, tuttavia, può giustificare il recesso del datore di lavoro ove esso integri una violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifichi obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà.

Ciò può avvenire quando l’altra attività lavorativa si svolga con modalità tali da far presumere l’inesistenza della malattia (simulazione fraudolenta della malattia), oppure quando l’attività stessa sia tale da pregiudicare o ritardare, anche solo potenzialmente, la guarigione e il rientro in servizio del lavoratore.

Nel caso di specie, la natura dell’attività svolta dal dipendente (quale addetto alla sicurezza presso una discoteca), era di per sé sufficiente a far dubitare della stessa esistenza della malattia, o comunque della gravità della stessa, ed era comunque indice della scarsa attenzione del lavoratore alle esigenze di cura della propria salute ed ai connessi doveri di non ostacolare o ritardare la guarigione.

Inoltre, la malattia da cui egli era affetto (“cefalea in sinusite frontale riacutizzata”) non era certamente compatibile con lo svolgimento di un’attività che, come quella di sorvegliante di discoteche, richiedeva piena efficienza e prestanza fisica.

In effetti è il lavoratore che deve provare la compatibilità dell’attività svolta con lo stato di malattia.

Il licenziamento è dunque legittimo.
Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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