venerdì 21 dicembre 2012

Licenziamenti collettivi e dirigenti: la Commissione Europea bacchetta l’Italia


Il licenziamento collettivo si configura allorquando il datore di lavoro intende licenziare almeno 5 dipendenti nell’arco di 120 giorni.

In questi casi si apre una procedura particolare all’interno della quale è previsto l’obbligo di informare i sindacati e di consultarli al fine di trovare soluzioni alternative al licenziamento.

In fase di consultazione, infatti, il datore di lavoro può decidere di rinunciare ai licenziamenti, oppure ridurre il numero dei lavoratori interessati dalla procedura.

Possono anche essere concordate misure che facilitano la riqualificazione e la riconversione dei lavoratori licenziati.

Insomma, la fase sindacale rappresenta una garanzia per i lavoratori interessati dalla procedura di licenziamento collettivo, in quanto permette loro di ottenere tutele che non sono invece previste per i licenziamenti individuali.

La posizione della giurisprudenza italiana.

La materia è disciplinata dalla legge n.223/1991, la quale ha recepito la direttiva 98/59/Ce.

Senonchè i magistrati italiani (cioè la giurisprudenza), chiamati quotidianamente ad applicare la disciplina nei contenziosi in essere, ritengono che i lavoratori dirigenti non vadano presi in considerazione ai fini del calcolo per l’applicazione della procedura di licenziamento collettivo (5 lavoratori da licenziare nell’arco di 120 giorni) e che per gli stessi non sia prevista la fase di informazione e consultazione sindacale.

Il contrasto con la Commissione Europea.

Non è d’accordo la Commissione Europea, secondo cui la definizione di lavoratori non può essere lasciata alla discrezionalità degli Stati membri. Viceversa, i lavoratori devono essere definiti in modo uniforme in tutta l’Ue.

Escludere i dirigenti dall’applicazione della legge n.223/1991 costituisce anzitutto una discriminazione ingiustificata contro tale categoria, perché priva il lavoratore dirigente delle garanzie previste per il licenziamento collettivo.

In secondo luogo può determinare un indebolimento altrettanto ingiustificato della tutela di altre categorie di lavoratori.

Si pensi al caso in cui il datore di lavoro intenda ad es. licenziare 5 lavoratori nell’arco di 120 giorni, ma in essi siano compresi 2 dirigenti.

L’esclusione dei dirigenti dal calcolo, porterebbe ad escludere l’applicazione della procedura di licenziamento collettivo e delle tutele ivi previste anche per gli altri 3 lavoratori interessati.

Il deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Per tale ragione la Commissione Europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di Giustizia dell’Ue per non aver adottato misure nazionali che diano attuazione adeguata alla legislazione comunitaria sui licenziament collettivi, in particolare per quanto riguarda i lavoratori dirigenti, ai quali non sono applicate le garanzie procedurali sull’informazione e consultazione dei sindacati previste per gli altri lavoratori.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

Contribuisci anche tu a far crescere il sito!
Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui principali social network.

Nessun commento:

Posta un commento