lunedì 5 novembre 2012

Le nuove risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro e gli adempimenti a carico del datore

Vedi anche: La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Consigli pratici per ottenere il massimo dall'accordo risolutivo. Come raggiungere un'intesa sicura e conveniente per entrambe le parti.

La riforma Fornero ha previsto l’obbligo, da parte del lavoratore, di far convalidare la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro concordata con il datore.

La convalida deve essere effettuata dal servizio ispettivo del Ministero del Lavoro competente per territorio (per quanto riguarda la lavoratrice in gravidanza, o la lavoratrice ed il lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino), oppure dalla Direzione territoriale del lavoro, dal Centro per l’impiego, o presso le sedi individuate dai contratti collettivi (in tutti gli altri casi).

In alternativa alla convalida della risoluzione, il dipendente potrà firmare una apposita dichiarazione in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro che il datore è obbligato a trasmettere telematicamente al Centro per l’impiego.

Tuttavia ci si chiede cosa possa accadere nel caso in cui il lavoratore non proceda alla convalida od alla sottoscrizione richiesta.

Ebbene, la riforma ha previsto anche questa eventualità.

In questi casi, infatti, l’iniziativa dovrà essere assunta dal datore di lavoro.

Egli dovrà invitare il lavoratore a presentarsi entro 7 giorni presso le sedi autorizzate a convalidare la risoluzione o, in alternativa, ad apporre, sempre entro 7 giorni, la predetta sottoscrizione.

All’invito deve essere allegata la copia della ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro (per consentire al lavoratore di sottoscriverla).

L’invito, entro 30 giorni dalla data della risoluzione, deve essere spedito al domicilio del lavoratore indicato nel contratto di lavoro o ad altro domicilio formalmente comunicato dal lavoratore al datore di lavoro.

In alternativa alla spedizione, l’invito può anche essere consegnato direttamente al lavoratore che, in questo caso, ne sottoscrive una copia per ricevuta.

Decorsi i 7 giorni, qualora il lavoratore non abbia provveduto a far convalidare la risoluzione o a sottoscrivere l’apposita dichiarazione, il rapporto di lavoro si risolve.

Durante i 7 giorni, inoltre, il lavoratore ha la possibilità di esercitare il proprio diritto di ripensamento e dunque di revocare la risoluzione consensuale.

La revoca può essere comunicata in forma scritta al datore di lavoro.

Se dopo la risoluzione il rapporto di lavoro si era interrotto, con la revoca esso torna ad avere corso normale a partire dal giorno successivo alla comunicazione della revoca stessa.

Se nel periodo intercorrente tra la risoluzione e la revoca il rapporto di lavoro non si è svolto, il lavoratore non avrà diritto alla retribuzione.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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