martedì 11 settembre 2012

Le nuove dimissioni e le conseguenze a carico del datore di lavoro


A partire dal 18 luglio 2012, infatti, le dimissioni rassegnate da qualunque lavoratore (e non più, dunque, solo dalla lavoratrice in gravidanza, dalla lavoratrice o dal lavoratore durante il primo anno di vita del bambino, ecc.) dovranno essere convalidate dagli uffici preposti.

In alternativa il lavoratore potrà conferire efficacia alle dimissioni, sottoscrivendo una apposita dichiarazione in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di recesso che il datore di lavoro è obbligato ad inviare telematicamente al Centro per l’impiego.

La novità introdotta servirà per arginare il triste fenomeno delle dimissioni in bianco.

In passato, infatti, spesso il datore di lavoro al momento dell’assunzione, od anche durante il corso del rapporto lavorativo, “costringeva” il lavoratore a firmare le proprie dimissioni su un foglio privo di data.

In qualsiasi momento, dunque, il datore di lavoro, anziché ricorrere ad una normale procedura di licenziamento, poteva estromettere il lavoratore dalla propria azienda semplicemente aggiungendo la data al foglio delle dimissioni, precedentemente fatto firmare al lavoratore, e facendo valere le dimissioni stesse.

Spesso, poi, il mezzo delle dimissioni in bianco veniva anche utilizzato per costringere il lavoratore ad accettare condizioni di lavoro illegali (es. retribuzioni al di sotto dei minimi legali, orario di lavoro superiore al massimo consentito dalla legge, ecc.).

Anche qui, nel caso in cui il lavoratore osava contestare tali condizioni vessatorie, il datore provvedeva sistematicamente a “minacciare” di far uso delle dimissioni così firmate.

Per porre fine a tale pratica il Parlamento aveva approvato la legge n.188/2007, che imponeva l’obbligo di redigere le dimissioni su apposito modello informatico, predisposto e reso disponibile da uffici autorizzati. In questo modo era impossibile far firmare dimissioni in bianco, in quanto il modulo era reso disponibile solamente al momento dell’effettivo utilizzo ed aveva una efficacia limitata ai giorni immediatamente successivi al rilascio.

Ma il cambio del governo alla guida del Paese, portava ad un ripensamento sulla materia, sicchè con decreto legge n.112/2008 veniva abrogata la precedente legge n.188/2007.

Pertanto dal 26 giugno 2008 si ritornava al vecchio sistema delle dimissioni predisposte su qualunque foglio cartaceo.

Adesso il legislatore torna nuovamente a disciplinare la materia, prevedendo l’obbligo della convalida o, in alternativa, dell’apposita sottoscrizione.

Nel caso in cui il lavoratore non proceda alla convalida o alla sottoscrizione, tuttavia, dovrà essere il datore di lavoro che, con apposita comunicazione, dovrà invitarlo a presentarsi dinanzi agli uffici preposti per convalidare le dimissioni o, in alternativa, a sottoscrivere l’apposita dichiarazione.

In mancanza dell’invito del datore di lavoro, le dimissioni si considerano prive di effetto.

In questo caso, dunque, il datore di lavoro rischia di vedersi contestata dal lavoratore l’inefficacia delle proprie dimissioni e, di conseguenza, potrebbe essere costretto a reintegrare il lavoratore in azienda.

Per evitare tale conseguenza, pertanto, il datore, di fronte all’inerzia del lavoratore, non dovrà tralasciare di provvedere all’invito.

Un’altra conseguenza potrebbe gravare sul datore di lavoro.

Abbiamo detto che la riforma Fornero non ha eliminato le dimissioni cartacee.

Ragion per cui il datore di lavoro, come in passato, potrebbe far firmare al lavoratore delle dimissioni in bianco.

In questo caso il lavoratore sarebbe comunque tutelato, in quanto la legge gli consente di revocare le dimissioni entro 7 giorni dall’invito rivoltogli dal datore di lavoro.

Il datore, tuttavia, rischierebbe di pagare una sanzione amministrativa ed, eventualmente, di andare incontro ad una responsabilità di tipo penale.

La riforma, infatti, ha previsto espressamente che, salvo che il fatto costituisca reato, il datore di lavoro che abusi del foglio firmato in bianco dal lavoratore al fine di simularne le dimissioni, è punito con la sanzione amministrativa da € 5.000,00 ad € 30.000,00.

L’accertamento e l’irrogazione della sanzione sono di competenza delle Direzioni territoriali del lavoro.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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