sabato 15 settembre 2012

Falsificare il certificato medico può costare il licenziamento


Un dipendente, già in malattia, al fine di prolungare la stessa, “corregge” la data sul certificato medico.

L’azienda se ne accorge e decide di aprire un procedimento disciplinare a carico del lavoratore.

Il datore di lavoro, relativamente al periodo coperto dalla falsa data, contesta al lavoratore un’assenza ingiustificata.

Per tale ragione decide di licenziare lo stesso.

Il dipendente contesta il provvedimento e lo impugna in giudizio.

Sostiene esservi stato un errore da parte della Asl nella compilazione del certificato e che il periodo contestato come assenza ingiustificata deve invece ritenersi coperto dal certificato stesso.

La Corte di Cassazione, con sentenza 7 settembre 2012, n.14998, dà ragione al datore di lavoro.

La motivazione.

I documenti depositati in giudizio depongono in senso opposto rispetto alla linea difensiva del lavoratore.

Si scopre infatti che il certificato consegnato all’azienda datrice di lavoro non riporta l’abrasione contenuta nella copia prodotta in giudizio dal dipendente.

Inoltre il successivo certificato “rettificativo”, presentato per dimostrare il prosieguo della malattia, risulta rilasciato da medico diverso e viene disconosciuto dallo stesso.

Il medico viene assolto dall’accusa di falso, mentre la tesi difensiva del lavoratore risulta essere incongruente.

L’assenza deve dunque ritenersi ingiustificata e per tale ragione il licenziamento del dipendente è legittimo.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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