lunedì 27 agosto 2012

La contestazione dell’infrazione disciplinare dopo tre mesi salva il dirigente dal licenziamento

Vedi anche:

Guida al Licenziamento del Dirigente

La vicenda.

Ad un lavoratore dirigente viene contestato l’invio di una mail dal contenuto diffamatorio.

L’azienda procede dunque al licenziamento disciplinare dello stesso.

Il dipendente – dirigente contesta la sanzione applicata ed impugna il licenziamento, portando la questione dinanzi al Giudice del Lavoro.

In particolare il lavoratore eccepisce la contestazione tardiva (dopo 3 mesi dai fatti) dell’addebito disciplinare e la mancata applicazione delle garanzie procedimentali previste dall’art.7, comma 2 e 3, dello Statuto dei Lavoratori.

Il Tribunale di Perugia, Sezione Lavoro, pronunciandosi sulla questione con sentenza 22 maggio 2012, n.355, dà ragione al dipendente.

La motivazione.

A) Le garanzie procedimentali previste dallo Statuto dei Lavoratori.

Secondo il Tribunale anche il dipendente – dirigente, come qualsiasi altro lavoratore, gode delle garanzie procedimentali di cui all’art.7, comma 2 e 3, dello Statuto dei Lavoratori.

Per tale ragione il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti dello stesso senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito a sua difesa.

Queste garanzie trovano applicazione a prescindere dalla specifica collocazione che il dirigente assume all’interno dell’impresa (es. dirigente di livello alto, medio, basso) e sia se il datore di lavoro addebita al dirigente un comportamento negligente (o colpevole) sia se alla base del recesso ponga, comunque, condotte suscettibili di farne venir meno la fiducia.

B) Il principio dell’immediatezza.

Un altro principio applicabile al rapporto di lavoro tra datore e dirigente è quello dell’immediatezza (cioè l’infrazione deve essere contestata al lavoratore immediatamente dopo il verificarsi dei fatti; così anche la sanzione disciplinare, la quale dovrà essere applicata subito dopo aver sentito il lavoratore a sua difesa).

Il principio dell’immediatezza, infatti, è proprio dell’intero procedimento disciplinare e tutela anzitutto il lavoratore, dal momento che, se la contestazione è immediata, è più facile per lo stesso difendersi, eccependo fatti e situazioni la cui memoria è ancora recente.

Quando invece la contestazione è tardiva, cresce la difficoltà per il lavoratore di esercitare il proprio diritto di difesa, in quanto la memoria degli episodi pregressi svanisce progressivamente. Inoltre è più complicato reperire documenti.

C) La buona fede e la correttezza contrattuale.

Il datore di lavoro, inoltre, deve applicare la sanzione disciplinare con buona fede e correttezza contrattuale, cosa che non si verifica allorquando l’infrazione è contestata tardivamente.

Ciò perché il lavoratore, con il passare del tempo, inizia a fare affidamento sul fatto che la propria condotta non sia stata considerata illecita dal datore di lavoro, salvo poi venire a conoscenza dell’apertura di un procedimento disciplinare.

Il datore di lavoro, invece, non può riservarsi di far valere i propri rilievi disciplinari quando lo ritenga opportuno.

Per il lavoratore questo significherebbe essere “ostaggio” dei rilievi stessi.

D) Conseguenze.

Quando non sono osservate le garanzie di cui all’art.7 dello Statuto dei Lavoratori, o non è osservato il principio di immediatezza, si applicano le conseguenze che i contratti collettivi prevedono per il licenziamento privo di giustificazione.

In particolare, per stabilire se l’infrazione sia stata contestata tempestivamente e se, altrettanto celermente, sia stata applicata la sanzione disciplinare, si fa riferimento al contratto collettivo.

Se invece il contratto collettivo non prevede alcunché, si fa riferimento all’entità dell’arco temporale (es. 2 mesi, 3 mesi, ecc.) impiegato dal datore di lavoro dal momento in cui ha acquisito consapevolezza dei fatti, al momento in cui li ha contestati al dipendente.

E) Conclusioni.

Nella caso di specie, il trascorrere di un arco temporale di circa tre mesi tra il verificarsi del fatto ritenuto contrario ai canoni della correttezza e la contestazione della sanzione disciplinare, deve ritenersi del tutto ingiustificato nonché in contrasto con il citato principio dell’immediatezza e, perciò, il licenziamento intimato per motivi disciplinari deve ritenersi illegittimo.

Vedi anche:

Guida al Licenziamento del Dirigente

Le Dimissioni del Dirigente

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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