mercoledì 22 agosto 2012

Il licenziamento economico alla luce della riforma Fornero

Vedi anche:

Guida al Licenziamento Economico (o per Giustificato Motivo Oggettivo)  

Guida al Licenziamento Collettivo

Soluzioni e Rimedi Alternativi al Licenziamento Economico (o per Giustificato Motivo Oggettivo)

In questo articolo analizzeremo le novità introdotte dalla riforma Fornero per quanto concerne i licenziamenti intimati per motivi economici, o giustificato motivo oggettivo (cioè per ragioni connesse all’andamento economico dell’impresa oppure al suo assetto organizzativo).

A partire dal 18 luglio 2012, per i licenziamenti economici che riguardano le imprese alle quali si applica l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori (esse sono quelle che hanno alle dipendenze più di 15 dipendenti o, se imprese agricole, più di cinque), se il giudice accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo oggettivo, egli annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro a pagare al lavoratore una indennità risarcitoria di importo variabile tra 12 e 24 mensilità dell’ultima retribuzione, oltre ai contributi previdenziali.

L’importo esatto dell’indennità risarcitoria (da stabilirsi tra il minimo ed il massimo sopra indicati) è determinato dallo stesso magistrato, tenendo conto di alcuni parametri (anzianità del lavoratore, numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro, dimensioni dell’attività economica, comportamento e condizioni delle parti, iniziative assunte dal lavoratore per trovare lavoro).

Per evitare che tale potere sia esercitato in maniera eccessivamente discrezionale, la legge impone al giudice di motivare la propria scelta nella determinazione dell’importo da riconoscere al lavoratore.

In linea di principio, dunque, non è più prevista la reintegrazione nel posto di lavoro, a meno che il giudice non ritenga che il licenziamento sia manifestamente infondato.

In questo caso il dipendente avrà diritto alla reintegrazione ed all’indennità risarcitoria, la quale però potrà essere riconosciuta fino ad un importo massimo pari a 12 mensilità.

Anche qui, inoltre, saranno dovuti i contributi previdenziali e assistenziali.

La difficoltà nasce dal fatto che sarà molto difficile distinguere i licenziamenti “solo” infondati (per cui non è prevista reintegra) da quelli “manifestamente” infondati (per i quali invece il lavoratore avrà diritto a ritornare sul posto di lavoro).

Ciò contribuirà a creare ancora più incertezze nelle aule di tribunale, con la conseguenza che casi simili potranno essere trattati diversamente, a seconda dell’organo giudicante che sarà chiamato a decidere.

Un’altra importante novità introdotta dalla riforma è il ritorno dell’obbligo di conciliazione per i licenziamenti intimati per motivi economici.

In pratica il datore di lavoro (soggetto all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori) che intende licenziare propri dipendenti per motivi economici, dovrà preventivamente comunicare tale intenzione alla direzione territoriale del Lavoro competente per territorio.

La comunicazione dovrà essere accompagnata dall’indicazione delle ragioni e dalle eventuali misure mediante le quali il datore intende “riallocare” il lavoratore.

La direzione territoriale provvederà poi a convocare le parti.

Se il tentativo di conciliazione fallisce, il datore provvederà ad intimare il licenziamento.

Le parti potranno inoltre decidere di risolvere consensualmente il rapporto di lavoro.

In sede conciliativa potranno infine essere concordate misure di outplacement.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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