giovedì 5 luglio 2012

La contestazione tardiva esclude la legittimità del licenziamento


Un lavoratore, già responsabile dell’Ufficio vertenze di un sindacato, successivamente distaccato ad un patronato, con il compito di coordinatore regionale tra gli uffici provinciali, viene licenziato in tronco per giusta causa.

In particolare, al dipendente viene contestato di non aver ottemperato ai suoi incarichi, per totale mancanza di coordinamento interprovinciale, con violazione degli obblighi di diligenza ed obbedienza.

A ciò si aggiunge la contestazione avente ad oggetto la mancata attività di collaborazione con le amministrazioni pubbliche.

Il lavoratore decide di portare la questione in tribunale.

Oltre a contestare la legittimità del licenziamento, egli chiede anche il riconoscimento di mansioni superiori, per aver svolto l’attività di coordinatore.

Chiede inoltre la reintegrazione nel posto di lavoro.

Il Giudice del Lavoro dà ragione, ma a metà, al lavoratore.

La motivazione.

Secondo il Giudice, i testimoni (tutti comunque legati al sindacato), hanno sì confermato che il lavoratore non ha organizzato incontri e formazione, tuttavia il sindacato datore di lavoro ha atteso più di due anni prima di contestare gli inadempimenti.

Non si riesce dunque a comprendere come il sindacato abbia potuto attendere ben due anni per accorgersi che il coordinatore regionale non avesse fatto nulla.

Dalla corrispondenza intercorsa tra le parti nel periodo considerato, inoltre, non emergerebbe una sola critica o censura mossa al lavoratore.

Pertanto, appare del tutto inverosimile quanto contestato genericamente dal sindacato e confermato dai testimoni.

Al riguardo, dunque, non sussiste né la giusta causa, né il giustificato motivo soggettivo.

Il licenziamento deve considerarsi illegittimo, ma il lavoratore non ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro, ma solo ad un risarcimento del danno (pari a 5 mensilità).

Ciò perché la legge non prevede l’applicazione dell’art.18 ai sindacati.

Al dipendente vengono inoltre riconosciute le mansioni superiori per aver svolto l’attività di coordinatore.
Per questo il sindacato viene condannato a pagare 2 anni di differenze retributive.

§§§

Il principio che può ricavarsi da questa decisione, dunque, è che ove il datore di lavoro intenda contestare un addebito al lavoratore, dovrà farlo nell’immediatezza del fatto, pena l’illegittimità del licenziamento.

Questo anche per consentire al dipendente di difendersi nel modo migliore.

Il diritto di difesa, infatti, non può essere esercitato adeguatamente a distanza di tempo dal fatto contestato.

Al lavoratore, in effetti, possono sfuggire circostanze di tempo e di luogo.

Non così, invece, nell’immediatezza del fatto.

Contestare tardivamente l’inadempimento, pertanto, è sintomo di mancanza di giusta causa, o di giustificato motivo soggettivo.

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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