martedì 10 luglio 2012

Il licenziamento per crisi economica e conseguente riassetto organizzativo non è sindacabile dal giudice


Una lavoratrice, con qualifica di biologa, viene assunta alle dipendenze di una società il 1 gennaio 2005.

Nei mesi successivi all’assunzione, la crisi economica inizia a farsi sentire.

La società datrice di lavoro, in effetti, comincia a registrare una contrazione delle proprie attività economiche.
Di qui la decisione di ridurre i costi di gestione.

Per tale ragione, il 15 giugno 2008, alla dipendente viene intimato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

La lavoratrice contesta il licenziamento e porta la questione in tribunale, chiedendo che ne venga dichiarata l’illegittimità.

In primo grado il Tribunale riconosce sussistente il giustificato motivo oggettivo e pertanto respinge la domanda della lavoratrice.

Anche in secondo grado la dipendente si vede negare le proprie richieste.

La Corte d’Appello, infatti, riconosce che l’azienda, di piccole dimensioni, ha attraversato un periodo di crisi economica, durante il quale ha deciso di sopprimere l’unico posto di lavoro, quello della dipendente, e di sostituirlo con una professionalità esterna, realizzando in tal modo un’economia di gestione.

La lavoratrice propone allora ricorso dinanzi alla Cassazione, sostenendo che in realtà l’azienda non ha soppresso il posto di lavoro cui era addetta, non ha fornito alcuna prova in merito alle difficoltà economiche e non ha dimostrato l’impossibilità di reimpiegarla in altre mansioni.

Sostiene inoltre che l’attività produttiva è rimasta invariata.

La Corte di Cassazione, con sentenza n.11465/2012, ancora una volta dà ragione all’azienda.

La motivazione.

Secondo la Corte di Cassazione, nella nozione di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, rientra anche l’ipotesi del riassetto organizzativo dell’azienda, attuato al fine di una più economica gestione di essa e deciso dall’imprenditore non semplicemente per un incremento del profitto, ma per far fronte a sfavorevoli situazioni, non momentanee, influenti sulla normale attività produttiva, tanto da imporre la necessità di ridurre i costi.

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva, è una scelta riservata all’imprenditore, il quale è l’unico responsabile della corretta gestione dell’azienda.

La scelta è inoltre espressione della libertà di iniziativa economica sancita dall’art.41 della Costituzione.

Il giudice non può quindi sindacare tale scelta, a meno che la stessa non sia simulata o pretestuosa.

Dal processo è emerso che l’azienda ha chiuso il 2007 con una forte perdita, situazione poi aggravatasi per la perdita di una importante commessa.

L’affidamento ad una figura professionale esterna ha effettivamente consentito all’azienda di ridurre i costi di gestione.

La dipendente, inoltre, non poteva essere reimpiegata nella stessa azienda, visto che l’unica posizione di lavoro subordinato era proprio quella della lavoratrice e che la stessa, avendo la qualifica di biologa, non avrebbe potuto essere adibita a mansioni diverse.
www.licenziamento-dimissioni.com

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