lunedì 2 luglio 2012

Il licenziamento non è ammesso per chi si collega da casa al pc aziendale


Di notte un dipendente, da casa, si collega via internet al pc aziendale.

L’azienda, accortasi dell’accesso, accusa il lavoratore di aver alterato il pc aziendale relativamente all’hardware ed al software e dunque di aver manomesso beni aziendali.

Apre quindi un procedimento disciplinare a carico del dipendente, al termine del quale intima il licenziamento per giusta causa, con effetto immediato, ritenendo essere venuto meno il rapporto fiduciario con il datore di lavoro.

Il lavoratore impugna il licenziamento, contestandone la legittimità.

Si oppone invece l’azienda, la quale in giudizio, per provare la connessione notturna, esibisce i dati telefonici relativi alla connessione telematica con il pc aziendale.

La Corte di Cassazione, con sentenza del 22 giugno 2012 n.10432, dà ragione al dipendente.

La motivazione.

Secondo la Cassazione, dal processo è emerso che il lavoratore era titolare della postazione di lavoro in cui si trovava il pc.

Tuttavia non è stato provato che il computer fosse utilizzato esclusivamente dal lavoratore.

Manca dunque la prova che a modificare la configurazione dei dati sia stato il dipendente.

I dati telefonici esibiti dal datore di lavoro, inoltre, si sono dimostrati esigui.

Pertanto la contestata connessione notturna con l’impianto telematico di proprietà dell’impresa ben potrebbe essere avvenuta semplicemente al fine di scaricare la propria posta elettronica.

La misura disciplinare del licenziamento è dunque eccessiva e, al riguardo, non è configurabile la giusta causa né il giustificato motivo.

Il dipendente, quindi, non poteva essere licenziato in tronco.
Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

Contribuisci anche tu a far crescere il sito!
Se ti è piaciuta questa news, condividila sui principali social network.

Nessun commento:

Posta un commento