martedì 12 giugno 2012

Licenziare per giusta causa. Oltre 80 motivi di licenziamento

Premessa.

La giusta causa di licenziamento ricorre quando il lavoratore commette, durante il rapporto di lavoro od al di fuori di esso, fatti talmente gravi da far venir meno la fiducia che il datore di lavoro ripone nel lavoratore stesso.

Ciò rende impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro, per cui il datore di lavoro può intimare il licenziamento in tronco, vale a dire senza preavviso.

In questi casi, dunque, il lavoratore dovrà abbandonare immediatamente il posto di lavoro.

I casi in cui ricorre la giusta causa sono individuati dai giudici quando essi sono chiamati a decidere nelle controversie che hanno ad oggetto la legittimità di un licenziamento e che vedono contrapposti il datore di lavoro ed il lavoratore.

Anche la contrattazione collettiva spesso individua dei casi in cui può dirsi configurata la giusta causa di licenziamento.

Lo scopo di questa guida è proprio quello di elencare tutti i possibili casi di licenziamento per giusta causa fino ad ora conosciuti.

Nella stessa vengono infatti individuati oltre 80 motivi di licenziamento per giusta causa.

Vengono inoltre analizzati e citati più di 150 casi pratici e relativi provvedimenti giurisdizionali.

Un ampio spazio è inoltre dedicato alla contrattazione collettiva più diffusa ed alla casistica in essa contenuta.

La guida costituisce un’opera un’unica nel suo genere, non essendo presente nulla di simile nell’intero panorama editoriale.

Essa è rivolta sia ai datori di lavoro che ai lavoratori.

I datori di lavoro potranno valutare la condotta del lavoratore confrontandola con i casi elencati e decidere, di volta in volta, se è il caso di intimare il licenziamento per giusta causa oppure soprassedere.

Ciò è di fondamentale importanza nel mondo del lavoro, in quanto consente di effettuare preventivamente uno screening completo dei possibili comportamenti del lavoratore che possono portare ad un licenziamento per giusta causa, evitando di incorrere in brutte sorprese in giudizio, quando oramai è troppo tardi e si rischia di pagare delle conseguenze incalcolabili.

I datori potranno inoltre decidere di implementare alcuni dei motivi di licenziamento esaminati all’interno dei propri regolamenti interni di disciplina, rendendoli di fatto obbligatori per i lavoratori.

Duplice il vantaggio anche per i lavoratori.

Da un lato potranno preventivamente conoscere i comportamenti da evitare per non vedersi contestare un licenziamento per giusta causa.

Dall’altro, di fronte alle contestazioni del datore di lavoro in sede disciplinare, potranno difendersi adeguatamente, in quanto la guida contiene anche numerosi casi in cui il licenziamento è stato considerato illegittimo.

E’ bene in ogni caso ricordare che il magistrato chiamato a decidere la controversia non è vincolato a seguire automaticamente gli orientamenti precedenti né la casistica contenuta nei contratti collettivi, ma dovrà valutare, di volta in volta, tutti gli elementi del caso concreto.

Alle volte, dunque, casi apparentemente simili potranno portare a decisioni diverse.

Ciò non toglie efficacia alla presente guida, destinata a diventare punto di riferimento per l’intera materia.

Motivi di licenziamento per giusta causa.

Passiamo ora ad analizzare i singoli motivi che possono portare al licenziamento per giusta causa.

Essi sono stati ordinati secondo una precisa scansione temporale, dal momento in cui il lavoratore fa ingresso nel luogo di lavoro e svolge la propria prestazione lavorativa, al momento in cui, terminato l’orario di lavoro, il lavoratore può comunque rendersi protagonista di comportamenti destinati ad incidere sul rapporto di lavoro.

§§§ 
  1. E’ stato considerato legittimo il licenziamento di un lavoratore che aveva fatto uso, pressoché quotidiano, in sede di timbratura del cartellino in entrata ed in uscita, di una scheda magnetizzata diversa da quella personalizzata fornita dall’azienda e tale da non consentire l’individuazione della persona. Il comportamento è stato ritenuto particolarmente riprovevole perché diretto a trarre in inganno l’azienda (non consentendo alcuna identificazione della persona che timbra) pur dando l’impressione a coloro che sono presenti all’atto della timbratura che tutto avvenga in modo perfettamente regolare (Cassazione Civile, sentenza 23 agosto 2006, n.18377).
  2. Un caso simile di licenziamento per giusta causa è quello del lavoratore che ha timbrato il cartellino di un collega, in quel momento assente, per ingannare il datore di lavoro (Cassazione Civile, sentenza 7 dicembre 2010, n.24796). Allo stesso modo, il comportamento tenuto da una lavoratrice che si è fatta timbrare da una collega la cartolina-orologio di ingresso, utilizzata per rilevare la presenza nel luogo di lavoro prima di accedervi, è di gravità tale da costituire una giusta causa di licenziamento perché idoneo a ledere il vincolo fiduciario, anche se non è derivato alcun danno patrimoniale al datore di lavoro (Cassazione Civile, sentenza 30 ottobre 2008, n.26239). E’ stato invece considerato illegittimo il licenziamento di un dipendente che aveva compilato dolosamente il foglio presenze con indicazione, già al momento dell’inizio del servizio, dell’ora di cessazione, abbandonando il proprio posto di lavoro con un anticipo di pochi minuti (Cassazione Civile, sentenza 1 marzo 2011, n.5019).

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