sabato 30 giugno 2012

Il licenziamento per soppressione del posto di lavoro (o giustificato motivo oggettivo) è illegittimo se effettuato per incrementare il profitto


Un’azienda decide di sopprimere un posto di lavoro e, come conseguenza, licenzia un lavoratore addetto al reparto.

La soppressione del posto di lavoro o del reparto è un tipico caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo (o licenziamento economico).

Il lavoratore contesta il licenziamento e decide di portare la questione in tribunale.

La Cassazione, con sentenza n.6026/2012, dà ragione al dipendente.

La motivazione.

Secondo la Cassazione il datore di lavoro, quando decide di licenziare a causa di soppressione del posto di lavoro o del reparto, non può farlo unicamente per incrementare il profitto, ma solo per fronteggiare situazioni sfavorevoli non contingenti e dunque non momentanee.

Il datore di lavoro, inoltre, dovrà anzitutto dimostrare che il licenziamento è collegato ad effettive ragioni di carattere produttivo - organizzativo e non invece ad un semplice incremento di profitto.

In secondo luogo il datore dovrà dimostrare l’impossibilità di adibire il lavoratore ad altre mansioni (c.d. obbligo di repechage).
Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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