lunedì 25 giugno 2012

Il licenziamento in maternità è nullo anche se il datore non conosce la gravidanza

La vicenda.

Una lavoratrice viene licenziata dal proprio datore di lavoro.

La dipendente impugna il provvedimento e porta la questione in tribunale, sostenendo che al momento del licenziamento si trovava in stato di gravidanza.

Per la donna, dunque, il licenziamento è nullo, dal momento che la legge vieta i licenziamenti intimati alle lavoratrici durante la gravidanza.

Il datore di lavoro contesta questa eccezione, sostenendo di non aver saputo, al momento del licenziamento, che la donna era in gravidanza.

Nessun certificato medico, infatti, è stato consegnato al datore di lavoro.

Per il datore, dunque, il licenziamento è valido.

La Corte di Cassazione, con sentenza 3 marzo 2008 n.5749, dà ragione alla dipendente.

La motivazione.

Per la Cassazione la tutela della maternità ha il proprio fondamento giuridico nella Costituzione e nella legge.

In particolare, la lavoratrice è tutelata in caso di licenziamento intimato durante il periodo di gravidanza.

Ci si chiede tuttavia quando può dirsi iniziata la gravidanza.

Al riguardo la legge presume che il periodo di gravidanza inizi con il concepimento.

Ma come fare a stabilire il giorno in cui è avvenuto il concepimento?

E’ sempre la legge a stabilire che il concepimento si presume che avvenga 300 giorni prima della data del parto, data indicata nel certificato medico attestante la gravidanza.

Da questo momento, infatti, il licenziamento intimato dal datore di lavoro deve considerarsi nullo.

Ciò a prescindere dal fatto che la lavoratrice abbia presentato il certificato medico al datore di lavoro e che quest’ultimo conosca o meno la gravidanza.

Potrebbe anche accadere che al momento del licenziamento, persino la lavoratrice sia all’oscuro del suo stato di gravidanza.

Anche in questo caso il licenziamento deve considerarsi nullo.

La lavoratrice ha inoltre diritto al risarcimento del danno.

§§§

La giustificazione della decisione risiede nell’art.37 della Costituzione, secondo cui la donna lavoratrice ha gli stessi diritti del lavoratore e, a parità di lavoro, ha diritto alle stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre ed al bambino una speciale adeguata protezione.

Dalla maternità e dagli impegni connessi alla cura del bambino, pertanto, non possono derivare in concreto né un impedimento alla realizzazione dell’effettiva parità dei diritti della donna lavoratrice, né conseguenze discriminatorie per la lavoratrice madre.

Questioni più discusse:
  • Cosa deve fare la lavoratrice in gravidanza, illegittimamente licenziata, per ottenere il risarcimento?
  • In cosa consiste il risarcimento che spetta alla lavoratrice in gravidanza, illegittimamente licenziata?
  • Da quando decorre il risarcimento che spetta alla lavoratrice in gravidanza, illegittimamente licenziata?

Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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