lunedì 20 aprile 2015

Il dirigente che non è al vertice dell'Amministrazione non può essere licenziato senza un'adeguata valutazione

Vedi anche:


Ad un lavoratore viene affidato un incarico a tempo determinato come dirigente non apicale (cioè non di vertice) in seno alla Regione.

Dopo qualche tempo, però, viene a mutare la giunta regionale, per cui al dirigente viene revocato l'incarico a tempo determinato.

Il fenomeno è noto come “spoils system”.

A questo punto il lavoratore impugna il provvedimento in sede processuale e, dopo vari gradi di giudizio, la questione finisce in Cassazione.

Secondo la Corte il provvedimento di revoca è illegittimo.

Sostengono infatti i magistrati che lo spoils system non può essere applicato ai dirigenti non apicali con incarichi a tempo determinato.

Il principio che se ne ricava è che solo gli incarichi affidati a dirigenti apicali, contraddistinti da un elevato tasso di fiduciarietà e da una stretta contiguità con l'organo politico (giunta o sindaco), possono essere revocati senza una adeguata valutazione sull'operato del lavoratore.

Per tutti gli altri dirigenti (non apicali), invece, la revoca è possibile solo a seguito di una valutazione qualitativa sullo svolgimento della prestazione lavorativa.

Tale valutazione deve avvenire in contraddittorio con il lavoratore, il quale deve essere messo in condizione di conoscere gli elementi nelle mani dell'Amministrazione e di difendersi adeguatamente.

Vedi anche:


Avv. Francesco Barletta
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giovedì 16 aprile 2015

La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

Vedi anche:


  • Che rapporto esiste tra risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e ristrutturazione o riorganizzazione aziendale?
  • Che rapporto esiste tra risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e forza economica del lavoratore?
  • Che rapporto esiste tra risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e prospettive future del lavoratore?
  • Che rapporto esiste tra risoluzione consensuale del rapporto di lavoro ed età pensionabile del lavoratore?
  • Che rapporto esiste tra risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e liste di mobilità?
  • Che rapporto esiste tra risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e carico famigliare del lavoratore?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:


la quale ha lo scopo di seguire le parti (datore di lavoro e lavoratore) nella gestione della fase terminale del rapporto di lavoro.

Per quanto concerne le dimissioni incentivate, si veda invece la guida:


Avv. Francesco Barletta
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lunedì 13 aprile 2015

Legittimo il licenziamento senza preavviso per riorganizzazione aziendale

Vedi anche:



Un'azienda decide di riorganizzare la propria struttura allo scopo di ridurre i costi.

Nell'ambito di tale riorganizzazione viene decisa la soppressione di un posto di lavoro.

Trattasi di un dipendente addetto al centralino, il cui lavoro verrà sostituito mediante un dispositivo che consentirà agli utenti esterni di collegarsi direttamente con gli interni, selezionando un apposito numero.

Per tale ragione viene intimato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

In tale occasione viene comunicato al dipendente di lasciare immediatamente il posto di lavoro, dunque senza preavviso, a fronte del pagamento della relativa indennità di mancato preavviso.

Ma il lavoratore impugna il licenziamento e la questione finisce in giudizio.

Senonché sia in primo che in secondo grado le pretese del dipendente vengono respinte.

In particolare la Corte d'Appello giustifica la propria decisione con il fatto che:

  • l'azienda è riuscita a provare l'avvenuta riorganizzazione (che quindi può dirsi effettiva) e la conseguente necessità di sopprimere il posto di lavoro;
  • dopo il licenziamento del dipendente non sono stati assunti altri lavoratori, per cui evidentemente le ragioni alla base del recesso sono veritiere;
  • non era possibile affidare altre mansioni al lavoratore, dal momento che i suoi colleghi presentavano una professionalità superiore e comunque, sul punto, la difesa del dipendente non ha specificato quali altri compiti avrebbero potuto essergli affidati.

Avverso la decisione della Corte d'Appello il lavoratore propone ricorso per cassazione, sostenendo come non sia possibile intimare il licenziamento senza preavviso in caso di riorganizzazione aziendale: il contratto collettivo applicabile al rapporto di lavoro, infatti, prevede il licenziamento immediato per altri motivi, ma non in caso di riorganizzazione aziendale.

Secondo la Cassazione, invece, nel caso di specie non può parlarsi di licenziamento senza preavviso, dal momento che il mancato preavviso è stato comunque monetizzato, vale a dire che il datore di lavoro ha corrisposto al dipendente la relativa indennità di mancato preavviso.

Il licenziamento è quindi legittimo.

Vedi anche:



Avv. Francesco Barletta
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giovedì 9 aprile 2015

Il licenziamento collettivo

Vedi anche:


Che rapporto esiste tra licenziamento collettivo e:

  • lavoratori utilizzati con contratto di somministrazione?
  • lavoratori dirigenti?
  • lavoratori apprendisti?
  • lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro?
  • lavoratori assunti con contratto di inserimento?
  • lavoratori con contratto a tempo determinato?
  • lavoratori assenti senza retribuzione?
  • lavoratori temporaneamente impiegati in sostituzione di quelli assenti?
  • lavoratori con contratto a tempo indeterminato part time?
  • lavoratori assunti con contratto di lavoro intermittente (o a chiamata)?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:


la quale ha lo scopo di fungere da punto di riferimento per quanti, datori di lavoro o lavoratori, hanno la necessità di intimare un licenziamento collettivo o difendersi da esso.

In materia si vedano anche i seguenti e-books:



Avv. Francesco Barletta
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lunedì 6 aprile 2015

La genericità delle contestazioni disciplinari comporta l'illegittimità del licenziamento del dirigente pubblico

Vedi anche:


Per quanto concerne invece il licenziamento del dirigente nel settore privato, clicca qui! 

Un dirigente pubblico alle dipendenze di un istituto zooprofilattico mette in discussione le azioni elaborate dall'Unione Europea, dallo Stato e dalla Regione, in materia di profilassi.

Il comportamento del dipendente viene notato sia dal Ministro della Salute che dall'assessore regionale alla Sanità, i quali provvedono a segnalare l'accaduto al datore di lavoro.

A questo punto l'istituto zooprofilattico provvede a sentire il Comitato dei Garanti, il quale esprime parere favorevole all'allontanamento del lavoratore.

Tenendo conto del parere formulato, l'istituto intima il licenziamento del dirigente.

Ma il dipendente impugna la decisione e la questione finisce in giudizio.

Sia in primo che in secondo grado viene dichiarata l'illegittimità del licenziamento e disposta la reintegrazione del dirigente nel posto di lavoro.

Alla base di entrambe le decisioni vi è la genericità delle contestazioni addebitate al lavoratore.

Senonché l'istituto impugna la decisione di secondo grado e chiama a pronunciarsi la Corte di Cassazione.

La Corte, però, conferma l'illegittimità del licenziamento e la conseguente condanna alla reintegrazione nel posto di lavoro.

Secondo la Corte, infatti, vero è che il Comitato dei Garanti ha espresso parere favorevole al licenziamento del dirigente, ma occorre anzitutto ricordare che il parere summenzionato non è vincolante per l'Amministrazione, la quale può evidentemente discostarsi da esso, ed in secondo luogo che il Comitato può intervenire solo in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi o di grave inosservanza delle direttive impartite al dirigente, e non invece per l'irrogazione di sanzioni disciplinari, come appunto il licenziamento.

Per quanto riguarda le contestazioni disciplinari addebitate al dirigente, anche la Corte ritiene che le stesse siano state piuttosto generiche e che ciò abbia impedito una adeguata difesa da parte del lavoratore.

Anche per tale ragione, quindi, il licenziamento è illegittimo e va disposta la reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro.

Vedi anche:


Per quanto concerne invece il licenziamento del dirigente nel settore privato, clicca qui!

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giovedì 2 aprile 2015

Dimissioni dal lavoro e periodo di preavviso


Dimissioni dal lavoro:

  • Qual'è il rapporto tra preavviso e contratto di lavoro a tempo indeterminato?
  • Cos'è il periodo di preavviso?
  • Perché il periodo di preavviso è utile al datore di lavoro?
  • Qual'è la funzione del periodo di preavviso?
  • Cosa succede durante il periodo di preavviso?
  • Quali sono i diritti e gli obblighi delle parti durante il periodo di preavviso?
  • Quale diritto matura durante il periodo di preavviso?
  • Qual'è la durata del periodo di preavviso?
  • Da chi è stabilita la durata del periodo di preavviso?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:


la quale ha lo scopo di seguire passo passo il lavoratore nel raggiungimento del suo obiettivo: quello di dimettersi legittimamente e di far valere i suoi diritti in modo corretto.


Avv. Francesco Barletta
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lunedì 30 marzo 2015

L'assenza dal lavoro per una malattia non provata non configura le dimissioni implicite del lavoratore


Il lavoratore avvisa telefonicamente l'azienda riguardo il suo stato di malattia ed il datore riconosce lo stato morboso, in quanto nella successiva busta paga, tra le varie voci della retribuzione, vi è la dicitura “aspettativa per malattia 50%”.

I giorni però passano ed il dipendente non fa pervenire all'azienda nessun certificato medico, a riprova della malattia.

Dopo 10 giorni di assenza, il datore di lavoro interpreta l'allontanamento del lavoratore, non giustificato formalmente da alcun certificato medico, come volontà implicita di rassegnare le proprie dimissioni.

Tale interpretazione viene però contestata dal dipendente e la questione finisce in giudizio.

In primo grado il Tribunale condivide l'interpretazione dell'azienda e quindi ritiene che dall'assenza ingiustificata dal lavoro possa evincersi la volontà del dipendente di recedere dal rapporto di lavoro.

Ma il lavoratore non è d'accordo e quindi impugna la decisione.

Dopo il grado di appello, viene chiamata a pronunciarsi sulla controversia la Corte di Cassazione.

Secondo la Corte, il rapporto di lavoro può cessare o per volontà espressa del dipendente (dimissioni), oppure per decisione del datore di lavoro (licenziamento).

Non esiste un terzo genere di cessazione del rapporto di lavoro, come ad esempio le dimissioni implicite.

Di conseguenza, l'assenza prolungata ed ingiustificata dal posto di lavoro non può integrare l'ipotesi delle dimissioni volontarie del lavoratore.


Avv. Francesco Barletta
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