giovedì 2 luglio 2015

Dimissioni dal lavoro e periodo di preavviso

Vedi anche:


  • Il contratto di assunzione può intervenire in materia di preavviso di dimissioni?
  • Che rapporti ci sono tra contratto di assunzione e contratto collettivo in materia di preavviso di dimissioni?
  • Può essere stabilito un preavviso di dimissioni più lungo rispetto a quello normativamente previsto?
  • E' possibile abbreviare la durata del preavviso di dimissioni?
  • E' possibile eliminare del tutto il preavviso di dimissioni?
  • Cosa succede se il lavoratore si dimette senza preavviso?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:


la quale ha lo scopo di seguire passo passo il lavoratore nel raggiungimento del suo obiettivo: quello di dimettersi legittimamente e di far valere i suoi diritti in modo corretto.


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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lunedì 29 giugno 2015

Illegittimo il licenziamento del dipendente pubblico per collaborazione giornalistica esterna

Vedi anche:


Un dipendente pubblico (agente di polizia municipale) inizia una collaborazione con una testata giornalistica.

Il Comune, ritenendo che ciò comporti la perdita dei requisiti di indipendenza e di totale disponibilità da parte del dipendente, dispone il licenziamento dello stesso, adottando un provvedimento di decadenza dall'impiego.

Ma il lavoratore impugna il provvedimento e, sia nel primo che nel secondo grado di giudizio, si vede accogliere le proprie ragioni.

Tanto il Tribunale che la Corte d'Appello, infatti, dichiarano illegittimo il licenziamento, ordinando la reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro e condannando il Comune a risarcire il danno allo stesso.

Secondo la Corte d'Appello il ridotto numero di articoli pubblicati ed il loro contenuto dimostrano l'esiguità dell'impegno profuso dal lavoratore.

Oltretutto risulta che la collaborazione giornalistica sia stata previamente autorizzata dal Comune stesso.

Ne deriva la compatibilità dell'attività esterna con le funzioni rivestite dall'agente di polizia municipale.

A questo punto il Comune impugna con ricorso per cassazione la decisione di secondo grado, sostenendo che:

  • la collaborazione giornalistica è stata stabile e continuativa, dal momento che il dipendente non ha redatto solo gli articoli (in numero pari a 3) esaminati dalla Corte d'Appello ma, nell'arco di meno di 2 mesi, ne ha pubblicati molti di più;
  • l'ampiezza delle prestazioni effettuate e l'intensità della collaborazione anzidetta denotano una condotta idonea a distogliere il lavoratore dalle proprie mansioni.

Ma la Corte di Cassazione rigetta il ricorso affermando che lo stesso può essere proposto solo quando si ritiene che il giudice di appello, nella sua decisione, abbia interpretato erroneamente le norme di legge, e non anche quando si sostiene che ad essere interpretati erroneamente siano stati i fatti oggetto di causa.

Viene quindi confermata l'illegittimità del provvedimento di decadenza dall'impiego.

Vedi anche:


Avv. Francesco Barletta
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giovedì 25 giugno 2015

Onere della prova, motivi di licenziamento del dirigente e discriminazione

Vedi anche:


  • Chi deve provare la fondatezza dei motivi di licenziamento del dirigente?
  • Che caratteristica devono avere i motivi posti alla base del licenziamento del dirigente?
  • Cosa succede se il dirigente contesta il proprio licenziamento?
  • In caso di licenziamento discriminatorio del dirigente, su chi grava l'onere della prova?
  • Come può essere provata la discriminazione nel licenziamento del dirigente?
  • Quali sono i casi in cui ricorre il licenziamento discriminatorio del dirigente?
  • Quali sono le conseguenze in caso di licenziamento discriminatorio del dirigente?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:


la quale ha lo scopo di seguire le parti (datore di lavoro e dirigente del settore privato) nella gestione della fase terminale del rapporto di lavoro.

Per quanto concerne il licenziamento del dirigente pubblico, si veda invece la guida:


Avv. Francesco Barletta
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lunedì 22 giugno 2015

Illegittimo il licenziamento economico preceduto e seguito da altre assunzioni

Vedi anche:



Un lavoratore con qualifica di addetto alla vendita in un supermercato viene licenziato, insieme ad altri suoi colleghi, per ragioni di carattere economico.

Sostiene infatti il datore di lavoro che non sono stati raggiunti i ricavi che si prevedevano al momento dell'assunzione del dipendente, e che pertanto si è verificato un sovradimensionamento dell'organico rispetto al reale andamento dell'attività.

Il lavoratore, tuttavia, impugna il proprio licenziamento, ma in primo grado si vede negare le proprie ragioni.

Decide allora di ricorrere in appello e, questa volta, viene dichiarata l'illegittimità del licenziamento e l'azienda viene condannata a riassumere il dipendente o, in alternativa, a risarcirgli il danno pari a 3 mensilità.

Secondo la Corte d'Appello l'illegittimità del licenziamento deriva dal fatto che, sia prima che dopo lo stesso, l'azienda ha effettuato assunzioni di altri lavoratori, per cui non risulterebbe vera la giustificazione posta alla base del recesso, vale a dire il sopravvenuto esubero della forza lavoro rispetto al volume d'affari della società.

Questa volta è il datore di lavoro ad impugnare la sentenza ed a proporre ricorso per cassazione, sostenendo che è vera la circostanza secondo cui nell'imminenza del licenziamento ci sono state altre assunzioni, ma esse hanno riguardato lavoratori con un inferiore livello di inquadramento rispetto al dipendente estromesso; inoltre, successivamente al recesso, l'azienda non ha effettuato assunzioni di lavoratori con la stessa qualifica del dipendente licenziato.

Non è d'accordo però la Corte di Cassazione, secondo la quale vi è una stretta connessione tra le assunzioni precedenti al recesso (tra cui una ha riguardato un lavoratore con la stessa qualifica del dipendente licenziato) ed i successivi licenziamenti, apparendo le prime come sostitutive dei secondi, per cui la riorganizzazione aziendale sarebbe stata attuata mediante la semplice sostituzione dei lavoratori licenziati con altri con più bassi salari di ingresso.


Avv. Francesco Barletta
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giovedì 18 giugno 2015

La forma della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

Vedi anche:


  • Quale forma adottare per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
  • E' possibile sciogliere verbalmente il contratto di lavoro?
  • Quale professionista può aiutare nell'esatta individuazione della forma da adottare in materia di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
  • Cosa prevede la legge riguardo alla forma della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
  • Esistono alcuni contratti di lavoro che, per essere sciolti consensualmente, prediligono una forma particolare?
  • Quali altre fonti, oltre alla legge, possono incidere sulla forma della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
  • Qual'è la posizione della Cassazione riguardo alla forma della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
  • Qual'è il consiglio più opportuno in materia di forma da adottare per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
  • Come incide la riforma Fornero sulla forma della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:


la quale ha lo scopo di seguire le parti (datore di lavoro e lavoratore) nella gestione della fase terminale del rapporto di lavoro.

Per quanto concerne le dimissioni incentivate, si veda invece la guida:


Avv. Francesco Barletta
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lunedì 15 giugno 2015

Legittimo il licenziamento del dirigente che si contrappone all'amministratore delegato

Vedi anche:


Un lavoratore dirigente con qualifica di direttore generale ottiene anche la carica di amministratore delegato.

Dopo qualche tempo, però, la funzione di amministratore delegato viene affidata ad un altro dipendente.

Inizia così una dura contrapposizione tra il lavoratore dirigente ed il nuovo amministratore delegato.

Lo scontro tra le due cariche è così intenso che alla fine l'azienda decide di attivare un procedimento disciplinare a carico del lavoratore dirigente, nonché direttore generale, al termine del quale intima il licenziamento per giusta causa nei confronti dello stesso.

Il dirigente, ritenendo illegittimo il licenziamento, lo impugna in giudizio.

Senonché la Corte d'Appello respinge il gravame e conferma così la legittimità del provvedimento.

Durante il giudizio, infatti, viene accertato che le 2 figure professionali sono oramai impossibilitate a collaborare tra loro.

In particolare emerge il tentativo del dirigente di appigliarsi ad ogni minima questione, anche di poco conto, al fine di contestare l'operato dell'amministratore delegato e di ottenerne la rimozione.

La contrapposizione tra le 2 cariche provoca un ostruzionismo che aggrava la situazione economica aziendale ed impedisce il risanamento e la vendita della stessa, compito affidato proprio al direttore generale.

A questo punto il dirigente impugna la decisione di secondo grado, ma anche la Corte di Cassazione conferma l'orientamento della Corte d'Appello.

Vedi anche:


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giovedì 11 giugno 2015

Il licenziamento collettivo nel gruppo societario

Vedi anche:


In presenza di un gruppo societario:

  • perché è importante la struttura organizzativa e produttiva?
  • perché sono importanti le attività esercitate?
  • perché è importante l'eventuale esistenza di un coordinamento?
  • perché è importante dove viene svolta la prestazione di lavoro?
  • perché è importante come sono utilizzati gli strumenti di lavoro ed il personale?

E ancora:

  • Ai fini della procedura di licenziamento collettivo, cosa succede se il datore costituisce una serie di società collegate tra loro?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:


la quale ha lo scopo di fungere da punto di riferimento per quanti, datori di lavoro o lavoratori, hanno la necessità di intimare un licenziamento collettivo o difendersi da esso.

In materia si vedano anche i seguenti e-books:



Avv. Francesco Barletta
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