giovedì 29 gennaio 2015

Le dimissioni dal lavoro

Vedi anche:


  • Che differenza c'è tra dimissioni e licenziamento?
  • Come operano le dimissioni nel contratto di lavoro a tempo indeterminato?
  • Come operano le dimissioni nel contratto di lavoro a tempo determinato?
  • In caso di dimissioni, come funziona il preavviso?
  • In caso di dimissioni, il lavoratore è obbligato ad osservare il preavviso?
  • In caso di dimissioni, chi è che stabilisce il periodo di preavviso?
  • In caso di dimissioni, quand'è che il lavoratore può lasciare il lavoro?
  • Il lavoratore può continuare a lavorare dopo aver rassegnato le dimissioni?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:


la quale ha lo scopo di seguire passo passo il lavoratore nel raggiungimento del suo obiettivo: quello di dimettersi legittimamente e di far valere i suoi diritti in modo corretto.

La guida è inoltre utile per il datore di lavoro il quale intenda controllare la legittimità delle dimissioni del lavoratore.

Per quanto concerne invece le dimissioni incentivate, le dimissioni del lavoratore dirigente, le dimissioni nel contratto di lavoro a tempo determinato, nonché la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, si vedano rispettivamente le seguenti guide:





Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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lunedì 26 gennaio 2015

Jobs Act e nuova disoccupazione (Naspi) in favore dei lavoratori licenziati


Il Jobs Act non apporta novità solo in materia di licenziamenti illegittimi, ma interviene anche in materia di disoccupazione.

Se il decreto attuativo troverà adeguata “copertura”, infatti, a partire da maggio 2015 sarà introdotta la nuova disoccupazione in favore dei lavoratori licenziati (c.d. Naspi, ovvero Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego).

La Naspi vale per tutti i lavoratori dipendenti (ad eccezione di quelli della Pubblica Amministrazione) che abbiano perso l'impiego e che hanno cumulato almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni di lavoro, e almeno 18 giornate effettive di lavoro negli ultimi 12 mesi.

L'importo spettante parte da un'indennità mensile pari al 75% di € 1.195,00, viene ridotto del 3% dopo i primi 4 mesi di pagamento, ed ha una durata pari alla metà delle settimane contributive degli ultimi 4 anni, con un tetto massimo che, a partire dal 2017, sarà di 78 settimane.

Per poter percepire la Naspi sarà necessario che il lavoratore si sottoponga ad iniziative finalizzate alla ricerca di nuovo impiego e ad attività di riqualificazione professionale.

Sarà inoltre possibile percepire la Naspi in un'unica soluzione (anziché a rate mensili), nel caso in cui il lavoratore abbia intenzione di avviare un'attività autonoma.

Allo stesso modo, sarà possibile mantenere il diritto al percepimento della Naspi anche in caso di svolgimento di attività lavorative temporanee.


Avv. Francesco Barletta
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giovedì 22 gennaio 2015

Licenziamento del dirigente e svolgimento della sua prestazione lavorativa

Vedi anche:


Che rapporto esiste tra il licenziamento del dirigente e:

  • la sua preparazione professionale?
  • l'adempimento della sua prestazione lavorativa?
  • gli obiettivi fissati dal datore di lavoro?
  • le direttive impartite dal datore di lavoro?
  • le modalità con cui viene svolta la prestazione lavorativa?
  • la vigilanza sugli uffici?
  • le conseguenze subìte dall'azienda?
  • lo svolgimento dell'attività produttiva?
  • il suo rapporto con i superiori?
  • il suo rapporto con i colleghi?
  • il suo comportamento al di fuori dell'azienda?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:


la quale ha lo scopo di seguire le parti (datore di lavoro e dirigente del settore privato) nella gestione della fase terminale del rapporto di lavoro.

Per quanto concerne il licenziamento del dirigente pubblico, si veda invece la guida:


Avv. Francesco Barletta
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lunedì 19 gennaio 2015

Jobs Act applicabile anche ai licenziamenti collettivi

Vedi anche:




Le novità che a breve saranno introdotte dal Jobs Act saranno applicabili anche ai licenziamenti collettivi.

Ricordiamo che la procedura di licenziamento collettivo scatta quando l'impresa intende effettuare almeno 5 licenziamenti nell'arco di 120 giorni, in ciascuna unità produttiva, o in più unità produttive nell'ambito della stessa provincia.

Attualmente, in caso di licenziamento collettivo illegittimo:

  • per violazione dei criteri di scelta dei lavoratori da licenziare, è prevista la reintegrazione nel posto di lavoro più il risarcimento del danno;
  • per violazione delle procedure in materia, è previsto il solo risarcimento del danno.

Con il Jobs Act, invece, sarà previsto il solo risarcimento del danno, indipendentemente dal fatto che l'illegittimità del recesso dipenda dalla violazione dei criteri di scelta o delle procedure.

Complessivamente, quindi, diminuiscono le tutele previste in favore del dipendente.

Sempre in caso di licenziamento collettivo illegittimo, inoltre, al lavoratore spetterà un voucher, utilizzabile presso un'agenzia per il lavoro, allo scopo di facilitare la ricollocazione del dipendente nel mondo del lavoro.

Vedi anche:




Avv. Francesco Barletta
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giovedì 15 gennaio 2015

I presupposti per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

Vedi anche:


  • E' possibile sciogliere consensualmente il contratto di lavoro?
  • Se si, quali sono le norme che disciplinano la risoluzione consensuale del contratto di lavoro?
  • Il contratto di lavoro a tempo indeterminato può estinguersi per mutuo consenso?
  • Il contratto di lavoro a tempo determinato può estinguersi per mutuo consenso?
  • Secondo la Cassazione, è possibile risolvere consensualmente il rapporto di lavoro?
  • La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro è soggetta alla disciplina prevista per i licenziamenti?
  • La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro è soggetta alla disciplina prevista per le dimissioni?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:


la quale ha lo scopo di seguire le parti (datore di lavoro e lavoratore) nella gestione della fase terminale del rapporto di lavoro.

Per quanto concerne le dimissioni incentivate, si veda invece la guida:


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lunedì 12 gennaio 2015

Licenziamento disciplinare e novità previste dal Jobs Act

Vedi anche:


Dal gennaio 2015 cambiano le regole in materia di licenziamento disciplinare.

A breve, infatti, entrerà in vigore il c.d. Jobs Act il quale, in caso di licenziamento illegittimo, renderà più difficile per il lavoratore ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro.

Andiamo con ordine.

La riforma Fornero, per i datori con più di 15 dipendenti che intimavano un licenziamento disciplinare illegittimo, prevedeva la reintegrazione in 2 ipotesi:

  1. quando il fatto attribuito al lavoratore era insussistente (in pratica quando al dipendente era attribuito un fatto disciplinare mai commesso);
  2. quando il fatto era stato realmente commesso dal lavoratore, ma il contratto collettivo applicabile al rapporto di lavoro o il codice disciplinare aziendale prevedevano, per quel fatto, non il licenziamento, bensì l'applicazione di una sanzione disciplinare minore.

Adesso invece il Jobs Act, applicabile solo ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a partire dal gennaio 2015, prevede la reintegrazione, a carico dei datori di lavoro con più di 15 dipendenti, nella sola ipotesi in cui il fatto attribuito al lavoratore è insussistente.

Complessivamente, quindi, diminuiscono le tutele in favore del lavoratore.

La difficoltà inoltre nasce dal fatto che dovrà essere il lavoratore a provare un fatto negativo, vale a dire l'insussistenza del fatto disciplinare attribuitogli (prova certo non facile da portare in giudizio).

Vedi anche:


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lunedì 5 gennaio 2015

Licenziamento economico e novità previste dal Jobs Act

Vedi anche:



In questo articolo esaminiamo le novità che a breve saranno introdotte dal Jobs Act in materia di licenziamento economico.

Anzitutto occorre precisare che la norma è applicabile ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato a partire dal gennaio 2015 e successivamente licenziati per motivi economici.

Se il lavoratore impugna il licenziamento ed il giudice riconosce l'illegittimità dello stesso, non sarà più prevista la reintegrazione nel posto di lavoro, e ciò anche nell'ipotesi in cui l'azienda abbia alle proprie dipendenze più di 15 lavoratori.

Al posto della reintegrazione sarà invece previsto il solo risarcimento del danno, di importo pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio prestato, con un minimo di 4 ed un massimo di 24 buste paga.

Il datore di lavoro, inoltre, al fine di evitare un eventuale giudizio, avrà la possibilità di conciliarsi con il lavoratore, offrendogli un importo variabile in base all'anzianità di servizio e particolarmente vantaggioso in quanto esentasse.

Vedi anche:



Avv. Francesco Barletta
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