mercoledì 17 dicembre 2014

Motivi di licenziamento del dirigente

Vedi anche:


  • Da quali disposizioni è disciplinato il licenziamento del dirigente?
  • Che caratteristiche deve avere il licenziamento del dirigente?
  • Quali sono i casi in cui il datore di lavoro può licenziare un lavoratore dirigente?
  • Quali sono i comportamenti del dirigente che possono giustificare il suo licenziamento?
  • Che rapporto deve esserci tra fatto commesso dal dirigente e licenziamento dello stesso?
  • Quali sono i principi che il datore deve rispettare nell'intimare il licenziamento dirigenziale?
  • Che importanza riveste il rapporto di fiducia tra datore e lavoratore dirigente nell'ambito del licenziamento?
  • Che rapporto c'è tra i poteri attribuiti al dirigente e la possibilità che egli possa essere licenziato?
  • Il licenziamento del dirigente deve essere motivato? Se si, che caratteristiche deve avere la motivazione?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:


la quale ha lo scopo di seguire le parti (datore di lavoro e dirigente del settore privato) nella gestione della fase terminale del rapporto di lavoro.

Per quanto concerne il licenziamento del dirigente pubblico, si veda invece la guida:


Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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mercoledì 3 dicembre 2014

Illegittima la trasformazione del licenziamento collettivo in licenziamento individuale (o per giustificato motivo oggettivo)

Vedi anche:




Un'azienda intende licenziare più di 4 lavoratori nell'arco di 120 giorni.

Per tale motivo, viene aperta la procedura di licenziamento collettivo, durante la quale il datore si confronta con le parti sindacali.

Al termine della procedura l'azienda intima il licenziamento; tuttavia non osserva alcuni requisiti previsti dalla legge.

Ne deriva l'illegittimità dei licenziamenti, con la condanna del datore di lavoro alla reintegrazione dei dipendenti nel posto di lavoro.

A questo punto l'azienda tenta di correre ai ripari, cercando di far passare il licenziamento collettivo come licenziamento individuale (o per giustificato motivo oggettivo), come tale non soggetto ai rigidi requisiti previsti dalla procedura di recesso collettivo.

Sul punto interviene la Cassazione, la quale rileva come i licenziamenti intimati sono comunque privi di motivazione, requisito essenziale per i licenziamenti individuali.

Viene quindi confermata l'illegittimità dei licenziamenti intimati e la condanna del datore alla reintegrazione dei dipendenti nel posto di lavoro.

Vedi anche:




Avv. Francesco Barletta
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venerdì 28 novembre 2014

Licenziamento economico valido per la società controllante, anche se intimato dalla società controllata

Vedi anche:


Un lavoratore viene licenziato per motivi economici dalla società A, alle cui dipendenze presta la propria attività.

Il dipendente, tuttavia, impugna il licenziamento, sostenendo di avere avuto un rapporto di lavoro anche con la società B, controllante (capogruppo) della società A, e che pertanto il recesso avrebbe dovuto essere intimato in forma scritta dalla società B.

Sul punto interviene il Giudice del Lavoro, il quale accerta che il licenziamento è stato intimato in forma scritta dalla società A e che la lettera di recesso è stata firmata da un soggetto avente la qualifica di legale rappresentante sia della società A che della società B.

La lettera è quindi idonea ad esprimere la volontà di entrambe le società di voler recedere dal rapporto di lavoro.

Di conseguenza il licenziamento è legittimo, e lo sarebbe stato anche nel caso in cui il lavoratore avesse dimostrato l'esistenza di un rapporto di lavoro con la società B.

Vedi anche:


Avv. Francesco Barletta
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venerdì 21 novembre 2014

Jobs Act e novità in materia di licenziamenti



In questi giorni è in discussione presso gli organi competenti il provvedimento legislativo denominato “Jobs Act”, il quale apporta notevoli variazioni alla disciplina dei licenziamenti.

Premesso che il testo di legge non è ancora entrato in vigore, passiamo ad analizzare le novità che presumibilmente saranno introdotte a breve.

La norma è applicabile a tutti i lavoratori che, a partire dal 1 gennaio 2015, saranno assunti nelle aziende con più di 15 dipendenti con contratto a tempo indeterminato (c.d. contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti).

In caso di successivo licenziamento, il dipendente potrà decidere di impugnare il recesso.

Se il Giudice del Lavoro accoglie il ricorso del lavoratore e quindi dichiara illegittimo il licenziamento, le conseguenze sono diverse a seconda del tipo di licenziamento intimato:

  • se è stato intimato un licenziamento discriminatorio (es. per motivi politici, sindacali, di razza, lingua, sesso, ecc.), il dipendente ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro ed al risarcimento del danno;
  • se è stato intimato un licenziamento nullo (es. durante i periodi protetti, come ad esempio in periodo di gravidanza, maternità, ecc.), il dipendente ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro ed al risarcimento del danno;
  • se è stato intimato un licenziamento economico (cioè legato a difficoltà finanziarie dell'azienda), il dipendente ha diritto solo al risarcimento del danno, il quale cresce con l'anzianità di servizio;
  • se è stato intimato un licenziamento disciplinare (cioè legato ad inadempienze o condotte estremamente gravi del lavoratore), in linea di massima il dipendente ha diritto solo al risarcimento del danno; tuttavia, nei casi in cui l'illegittimità del licenziamento è particolarmente grave (tali casi saranno individuati mediante appositi decreti attuativi), il dipendente avrà diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro ed al risarcimento del danno.

Il Jobs Act, inoltre, si pone come obiettivo quello di modificare i termini per impugnare il licenziamento.


Avv. Francesco Barletta
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lunedì 17 novembre 2014

Il licenziamento del dipendente pubblico. Motivi di impugnazione, rimedi e tutela


Il licenziamento del dipendente pubblico (ivi incluso il dirigente pubblico) è soggetto a norme particolari, in parte differenti da quelle valevoli per il lavoratore del settore privato.

La materia, di per sé non semplice, è resa ancor più complessa dalle continue modifiche normative.

Di qui l’esigenza della presente guida, il cui scopo è quello di fungere da punto di riferimento per quanti, amministrazioni o lavoratori, hanno la necessità di intimare un licenziamento o difendersi da esso.

Di seguito vengono elencati gli argomenti trattati:

  • Casi in cui la Pubblica Amministrazione è tenuta a recedere dal rapporto di lavoro.
  • Il licenziamento del dipendente pubblico dovuto all'impossibilità di svolgere la prestazione lavorativa.
  • Forma dell'atto di licenziamento del dipendente pubblico.
  • Motivi di licenziamento del dipendente pubblico.
  • Organo competente ad intimare il licenziamento del dipendente pubblico.
  • Il licenziamento del dipendente pubblico per ragioni disciplinari: procedura, ufficio competente, obblighi a carico della Pubblica Amministrazione, contestazione dell'infrazione e relativo termine, casi di invalidità del licenziamento, termine per la conclusione del procedimento.
  • Casi principali di licenziamento disciplinare del dipendente pubblico .
  • Il licenziamento per ragioni discriminatorie: casi, onere della prova, intento discriminatorio e infrazioni disciplinari, conseguenze.
  • Il licenziamento del dipendente pubblico in periodo di gravidanza, maternità e paternità: conseguenze, diritti del lavoratore, onere della prova, cautele della Pubblica Amministrazione, inizio del periodo di gravidanza, tutela spettante in caso di adozione.
  • Il licenziamento del dipendente pubblico a causa di matrimonio: conseguenze, diritti del lavoratore, onere della prova, cautele della Pubblica Amministrazione.
  • Il licenziamento del dipendente pubblico durante il periodo di prova: il problema della motivazione, conseguenze in caso di illegittimità, il c.d. doppio periodo di prova.
  • Il licenziamento del dipendente pubblico per inidoneità psicofisica: accertamento dell'inidoneità, soluzioni alternative al licenziamento, provvedimenti cautelari, rifiuto di sottoporsi all'accertamento e relative conseguenze.
  • Il licenziamento del dipendente pubblico per raggiungimento del massimo contributivo: aggiornamenti e ripristino della norma originaria, categorie di dipendenti esclusi dal licenziamento, requisiti per procedere al recesso, permanenza in servizio oltre l'età pensionistica.
  • Il licenziamento del dipendente pubblico per condanna penale: norme applicabili e casi, rapporti tra processo penale e procedimento disciplinare.
  • Il licenziamento del dipendente pubblico per eccedenze di personale o per ragioni economiche: obblighi e divieti a carico della Pubblica Amministrazione, tipologie di eccedenza, procedura di mobilità collettiva, misure e provvedimenti adottabili dall'amministrazione e relativo termine di adozione, alternative al licenziamento del dipendente pubblico, collocamento in disponibilità ed effetti per il dipendente.
  • Diritti del dipendente pubblico in caso di illegittimità del licenziamento.
  • Il licenziamento del dirigente pubblico: ipotesi di recesso, responsabilità dirigenziale e relative conseguenze, spoils system e garanzie in favore del dirigente pubblico, procedimento disciplinare.
  • La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con il dirigente pubblico.
  • Diritti del dirigente pubblico in caso di illegittimità del licenziamento.
  • Il licenziamento del dipendente pubblico nella contrattazione collettiva.

Tutto questo viene analizzato nella guida, realizzata con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, sulla base delle esperienze maturate sul campo.

Numerosi sono i precedenti giudiziari citati, i riferimenti normativi e le note a corredo.

Attualmente la guida è la più completa presente sul mercato.

Essa si rivolge sia al lavoratore che all'amministrazione.

***

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lunedì 3 novembre 2014

Legittimo il licenziamento del lavoratore che trasferisce la rubrica aziendale sul proprio pc e se ne serve per criticare l'impresa

Vedi anche:

Guida al Licenziamento per Giustificato Motivo Soggettivo. Motivi di Impugnazione, Rimedi e Tutela

Un lavoratore svolge la propria attività alle dipendenze di una nota casa editrice.

Oltre a tale incarico, il dipendente è altresì dirigente di un sindacato operante in ambito aziendale.

Con il passare del tempo il sindacato e l'azienda entrano sempre più in contrasto tra loro, fino a che i loro rapporti diventano tesi.

Ed è proprio in questo clima che il lavoratore trasferisce sul proprio pc la rubrica contenente gli indirizzi e mail di tutti i dipendenti ed i collaboratori dell'azienda e se ne serve per inviare agli stessi alcune critiche nei confronti dell'impresa, accompagnate da relativi volantini.

Quando l'azienda viene a sapere del comportamento del dipendente, apre a carico dello stesso un procedimento disciplinare, al termine del quale intima il licenziamento.

Il provvedimento di recesso viene impugnato dal lavoratore ma, in secondo grado, la Corte d'Appello, ritenendo configurato il giustificato motivo soggettivo, conferma la legittimità della decisione aziendale.

A questo punto il dipendente impugna anche la sentenza di secondo grado e porta la questione dinanzi alla Corte di Cassazione.

Senonché anche la Corte conferma la legittimità del provvedimento aziendale.

Secondo la Corte, infatti, la condotta del lavoratore è rilevante dal punto di vista disciplinare.


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lunedì 27 ottobre 2014

Legittimo il licenziamento del lavoratore che consente l'accesso ad informazioni del personale ed utilizza il pc per scopi personali


Ad un dipendente viene affidata la manutenzione delle apparecchiature informatiche dell'azienda ed il compito di effettuare le copie di sicurezza (backup) delle relative banche dati.

Al fine di svolgere tali mansioni il lavoratore ha accesso diretto ad informazioni relative al personale ed utilizza frequentemente i personal computer aziendali.

Senonché il dipendente permette ad un suo collega, non dotato di autorizzazione, di accedere ripetutamente alle informazioni riguardanti il personale.

Allo stesso tempo viene sorpreso ad utilizzare le apparecchiature informatiche aziendali e la relativa connessione internet per scopi personali.

L'azienda apre quindi un procedimento disciplinare a suo carico, contestandogli le infrazioni summenzionate.

A nulla valgono le giustificazioni del lavoratore, dal momento che l'azienda, dopo averlo provvisoriamente sospeso dal lavoro e dalla retribuzione, gli intima il licenziamento.

A questo punto il provvedimento di recesso viene impugnato dal lavoratore, il quale porta la questione fino in Cassazione.

Secondo la Corte, la mansione affidata al dipendente è particolarmente delicata e pertanto presuppone un intenso vincolo fiduciario da parte dell'azienda.

Il lavoratore, invece, con il suo comportamento ha leso irrimediabilmente tale fiducia.

Non solo.

L'aver consentito al collega di accedere ad informazioni riguardanti il personale denota un comportamento astrattamente pericoloso e compromette la sicurezza aziendale.


Avv. Francesco Barletta
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