martedì 23 settembre 2014

Guida alle mansioni del lavoratore dipendente


Lo Studio Legale Barletta pubblica un e-book in materia di mansioni lavorative, dal titolo “Le Mansioni del Lavoratore. Guida”.

Di seguito l’indice:

Introduzione
1. Classificazione dei lavoratori secondo quanto previsto dal codice civile
2. Classificazione dei lavoratori secondo il sistema del cosiddetto inquadramento unico
3. Conoscenza delle mansioni, della qualifica e della categoria di appartenenza, ed adibizione alle mansioni concordate
4. Attribuzione della qualifica
5. Variazioni di mansioni durante lo svolgimento del rapporto di lavoro
6. Attribuzione di mansioni equivalenti
7. Attribuzione di mansioni superiori
7.1. Assegnazione temporanea di mansioni superiori
7.2. Assegnazione definitiva di mansioni superiori
7.3. Accertamento in giudizio della qualifica (o del livello) superiore
8. Attribuzione di mansioni inferiori (c.d. demansionamento)
8.1. Eccezioni al divieto di adibire il lavoratore a mansioni inferiori
8.1.1. Mansioni marginali ed accessorie
8.1.2. Temporanea adibizione a diverse mansioni
8.1.3. Malattia con rischio di licenziamento o sospensione dal lavoro
8.1.4. Esternalizzazione di servizi con rischio di licenziamento o sospensione dal lavoro
8.1.5. Crisi aziendale con rischio di licenziamento o sospensione dal lavoro
9. Indisponibilità del diritto alle mansioni
10. I diritti del lavoratore demansionato
11. La retribuzione del dipendente a seguito del cambiamento di mansioni

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Avv. Francesco Barletta

lunedì 22 settembre 2014

Guida all’indennità di malattia del lavoratore dipendente


Lo Studio Legale Barletta pubblica un e-book in materia di indennità di malattia, dal titolo “L’Indennità di Malattia. Guida”.

Di seguito l’indice:

Introduzione
1. L'indennità di malattia a carico dell'Inps
1.1. Soggetti beneficiari dell'indennità di malattia a carico dell'Inps
1.2. Insorgenza del diritto all'indennità di malattia a carico dell'Inps
1.3. Decorrenza dell'indennità di malattia a carico dell'Inps
1.4. Periodo massimo di malattia indennizzabile
1.5. I lavoratori sospesi o cessati dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato
1.6. Le giornate indennizzabili
1.7. L'ammontare dell'indennità di malattia a carico dell'Inps
1.8. Esclusione, perdita e sospensione dell'indennità di malattia a carico dell'Inps
1.9. Il pagamento dell'indennità di malattia a carico dell'Inps
1.10. La malattia causata da un soggetto esterno all'ambiente di lavoro
1.11. La prescrizione del diritto all'indennità di malattia a carico dell'Inps
2. L'indennità di malattia a carico del datore di lavoro
3. Il trattamento economico del lavoratore domestico malato (COLF)

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Avv. Francesco Barletta

martedì 16 settembre 2014

Guida alla malattia del lavoratore dipendente


Lo Studio Legale Barletta pubblica un e-book in materia di malattia del lavoratore, dal titolo “La Malattia al Lavoro. Guida”.

Tra i principali argomenti trattati:

  • certificato di malattia;
  • visita medica di controllo;
  • reperibilità durante la malattia;
  • assenza giustificata e ingiustificata alla visita di controllo;
  • diritti e obblighi del lavoratore malato;
  • conservazione del posto di lavoro durante la malattia (periodo di comporto).

Di seguito l’indice:

Introduzione
  1. La nozione di malattia
  2. Introduzione ai diritti del lavoratore
  3. I rischi per il lavoratore che durante la malattia svolge altra attività
  4. Il periodo di comporto
  5. L'incidenza delle ferie residue sul periodo di comporto
  6. L'incidenza dell'aspettativa sul periodo di comporto
  7. Il licenziamento dopo la scadenza del periodo di comporto
  8. Gli obblighi a carico del lavoratore
  9. Gli obblighi a carico del medico
  10. Il certificato medico
  11. La malattia contratta all'estero
  12. La decorrenza della malattia
  13. Il controllo della malattia e la reperibilità del lavoratore
  14. I problemi legati alla ripetizione della visita medica di controllo
  15. L'assenza ingiustificata alla visita di controllo e le conseguenze per il lavoratore
  16. L'accertamento di assenza o irreperibilità redatto dal medico incaricato del controllo
  17. La mancata cooperazione e la negligenza del lavoratore
  18. Esempi di assenza giustificata
  19. Divergenza tra certificato del medico curante e certificato del medico di controllo
  20. Prosecuzione della malattia e ricaduta
  21. Il termine della malattia
  22. Rapporti tra la malattia e le ferie

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Avv. Francesco Barletta

martedì 9 settembre 2014

Licenziamento a seguito di offese e richiesta di risarcimento danni avanzata dall'azienda

Vedi anche:

Un dipendente offende gravemente il legale rappresentante della società datrice di lavoro, pronunciando frasi irriguardose nei confronti dello stesso.

L'azienda decide quindi di aprire un procedimento disciplinare a carico del lavoratore, al termine del quale intima il licenziamento per giusta causa.

Non solo.

La società datrice di lavoro chiede anche un risarcimento danni.

Ritiene infatti di aver subìto un danno all'immagine a seguito delle frasi diffamatorie e ingiuriose.

Dopo vari gradi di giudizio, chiamata a pronunciarsi sulla questione è la Corte di Cassazione, la quale dichiara legittimo il licenziamento del dipendente, ma nega il diritto al risarcimento del danno.

Secondo la Corte, infatti, vero è che le persone giuridiche (come appunto la società in questione) possono subìre danni sia patrimoniali che non patrimoniali.

Nel caso di specie, tuttavia, le frasi sono state pronunciate nell'ambito aziendale e non hanno quindi pregiudicato la reputazione dell'azienda.


Avv. Francesco Barletta
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lunedì 1 settembre 2014

È illegittimo il licenziamento del lavoratore che, durante la malattia, svolge attività presso l'agenzia immobiliare di un parente

Vedi anche:

Un dipendente si assenta dal lavoro per malattia.

L'azienda, però, vuole vederci chiaro, e allora affida ad un'agenzia investigativa l'incarico di controllare il lavoratore.

Si scopre così che il dipendente, per ben 3 giorni, svolge altra attività lavorativa presso l'agenzia immobiliare di un parente.

Immediata, quindi, scatta la contestazione disciplinare ad opera del datore di lavoro.

Si apre così il procedimento disciplinare, durante il quale il lavoratore viene ascoltato.

A nulla però valgono le sue giustificazioni, sicché l'azienda intima il licenziamento disciplinare.

A questo punto il provvedimento viene impugnato dal dipendente e, al termine dei tre gradi di giudizio, la Corte di Cassazione riconosce l'illegittimità del licenziamento.

Secondo la Corte, già la contestazione disciplinare risulta generica.

Essa, infatti, non indica il tipo di attività svolto dal lavoratore presso l'agenzia immobiliare del parente.

Allo stesso modo, la contestazione disciplinare non indica i giorni in cui il dipendente ha svolto l'attività.

Anche il rapporto investigativo risulta alquanto impreciso sul punto.

La Corte accerta inoltre che lo stato di malattia si è verificato realmente e che l'attività svolta presso l'agenzia immobiliare non può dirsi incompatibile con la patologia sofferta.

Ciò per una serie di motivi:

  • l'attività presso l'agenzia è stata sporadica ed occasionale;
  • l'attività è stata marginale e non avrebbe potuto compromettere la guarigione.
Avv. Francesco Barletta
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lunedì 25 agosto 2014

Licenziamento - Contestazione disciplinare valida se depositata in giacenza presso l’ufficio postale

Vedi anche:



Un lavoratore commette un reato al di fuori del normale orario di lavoro.

Il dipendente viene quindi condannato in sede penale con sentenza passata in giudicato.

L’azienda, a questo punto, apre un procedimento disciplinare a carico del lavoratore, contestandogli di aver subìto la condanna penale definitiva.

La contestazione è inviata al lavoratore mediante lettera raccomandata.

Senonchè il dipendente risulta assente, per cui la contestazione viene depositata in giacenza presso l’ufficio postale ed il lavoratore viene invitato a ritirarla.

Al termine del procedimento disciplinare l’azienda decide di intimare il licenziamento per giusta causa, il quale però viene impugnato dal dipendente.

Sostiene quest’ultimo di non aver avuto conoscenza della contestazione perché in ferie, e quindi di non essersi potuto difendere adeguatamente nel procedimento disciplinare.

Il Giudice del Lavoro accerta che l’azienda ha inviato la contestazione all’indirizzo esatto del lavoratore.

Ritiene pertanto che il diritto di difesa non sia stato violato e che il licenziamento sia legittimo, dal momento che la raccomandata, una volta spedita all’indirizzo esatto, si presume conosciuta dal destinatario.

Secondo il magistrato, inoltre, il fatto di trovarsi in ferie non giustifica la mancata conoscenza della contestazione.

Vedi anche:



Avv. Francesco Barletta
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lunedì 18 agosto 2014

E’ illegittimo il licenziamento intimato per un’indebita richiesta di rimborso spese

Vedi anche:

Un lavoratore chiede al proprio datore di lavoro un rimborso spese relativamente ad una trasferta in realtà effettuata da un suo collega.

L’azienda, non rilevando anomalìe, provvede a rimborsare il costo della trasferta al dipendente.

Successivamente, però, il datore di lavoro si accorge che la richiesta è indebita, appunto perché il costo è stato sostenuto da un altro lavoratore.

Apre dunque un procedimento disciplinare a carico del dipendente, al termine del quale intima il licenziamento.

Il lavoratore non ci sta ed impugna il recesso.

Tuttavia, sia in primo che in secondo grado, il Giudice del Lavoro dà ragione all’azienda, confermando la legittimità del licenziamento.

La decisione del giudice di secondo grado viene però impugnata dal dipendente e, questa volta, la Corte di Cassazione ribalta le due sentenze precedenti.

Ad avviso della Corte, infatti, sia la sentenza di primo che quella di secondo grado sono contraddittorie per quanto riguarda la motivazione.

Entrambe, in effetti, basano la legittimità del licenziamento sull’intenzionalità della condotta del lavoratore.

E ciò, nonostante nei due giudizi non sia mai stata provata la malafede del dipendente.

Rileva inoltre la Corte che il lavoratore, nella sua lunga carriera alle dipendenze del datore di lavoro (praticamente un’intera vita professionale) non si è mai reso protagonista di condotte suscettibili di essere sanzionate sul piano disciplinare.

Per queste ragioni il licenziamento intimato deve essere considerato sproporzionato rispetto alla condotta posta in essere (richiesta di rimborso spese in realtà non sostenute) e va quindi dichiarato illegittimo.
Avv. Francesco Barletta
www.licenziamento-dimissioni.com

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